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Florida on the road

C’è un momento, di solito al secondo giorno, in cui smetti di cercare la spiaggia e cominci a guardare la strada. La Florida funziona così: la immagini piccola, tutta palme e parchi a tema, e ti ritrovi a guidare per ore sotto un cielo che cambia idea ogni mezz’ora, tra acquazzoni tropicali e una luce bianca da mezzogiorno infinito.

Sotto quella luce convivono posti che non si somigliano. La punta meridionale, da Miami agli Everglades fino alle Keys, è già un altro continente, dove l’America sfuma nei Caraibi. Più su, nel ventre dello Stato, ci sono i parchi di Orlando e una costa da cui partono ancora i razzi. E poi c’è un richiamo che non ti aspetti, quello del Sud profondo, che ci ha fatti deviare verso la Georgia e il Tennessee solo per vedere dove andava a finire la strada.

Lo diciamo senza giri di parole: questo viaggio l’abbiamo fatto in auto, nel 2009, con una macchina noleggiata a Miami. Resta uno dei più belli che abbiamo fatto. Ed è anche il motivo per cui, in fondo a questa pagina, ti raccontiamo come rifarlo oggi in camper, che su queste distanze cambia ogni cosa.

Quella che segue è la mappa del viaggio: cosa troverai in ogni pezzo di Florida, dove conviene fermarsi e dove tirare dritto. Il racconto vissuto, con i motel improbabili, le strade di notte e qualche figura barbina, è invece nel diario Florida 2009, scritto giorno per giorno.

L’itinerario in breve

Sulla carta è un anello. Si parte da Miami e a Miami si torna, ma in mezzo si sale fin dove l’America smette di essere Florida. Dalla costa sud — Boca Raton, Fort Lauderdale, Palm Beach — si scende negli Everglades e a Naples, poi si punta il muso a nord: la Georgia di Atlanta, il Tennessee di Nashville e Lynchburg, Chattanooga appena sfiorata. Da lì si ridiscende lungo l’Atlantico, tra St. Augustine e Daytona, fino a Orlando e ai suoi parchi. E ancora giù, verso la Space Coast e il Kennedy Space Center, Tampa e i suoi sigari, di nuovo gli Everglades, e infine le Keys, una fila di isole appese al mare fino a Key West.

Poco più di tre settimane: pochissime, per un Paese grande così, eppure abbastanza a perderci il conto dei giorni e a tornare a casa con la testa ancora in viaggio.

Miami, Keys ed Everglades

È la Florida delle cartoline, ma basta grattare per trovarci sotto tre mondi diversi.

Hotel Carruca Dormitoria con stile Art Deco a Miami Beach.

Miami e Miami Beach non sono la stessa città. Da una parte i grattacieli di vetro del downtown; dall’altra, oltre la laguna, le facciate pastello dell’Art Déco lungo Ocean Drive, che di giorno sembrano una torta e di notte si accendono di neon. Risalendo la costa la Florida si fa più quieta e benestante: i canali di Fort Lauderdale, le ville di Boca Raton e Palm Beach, l’acqua sempre a portata di sguardo.

Poi volti verso l’interno e cambi pianeta. Gli Everglades non sono una palude qualunque: sono un fiume larghissimo e poco profondo che scorre piano verso il mare, un silenzio rotto soltanto dagli uccelli e dal motore degli swamp buggy. La US-41 li taglia dritta come una riga, e Naples, sul Golfo, fa da ultima frontiera civile prima del selvatico.

Fotografo che scatta foto al tramonto sul mare con una vista panoramica. E infine il pezzo che ti resta addosso: le Keys. Una sola strada che salta da un’isola all’altra su ponti lunghissimi, sospesa sull’acqua aperta, fino a Key West, la casa di Hemingway, il punto più a sud degli Stati Uniti, con quei tramonti di Mallory Square che la gente applaude sul serio.

Orlando, Daytona e Space Coast

Qui la Florida cambia di nuovo pelle e diventa parchi, motori e razzi.

Orlando è la capitale mondiale dei parchi a tema: Magic Kingdom e l’universo Disney, Universal Studios, Islands of Adventure. Puoi adorarli o trovarli eccessivi, ma fanno parte del rito americano, e ognuno si prende la sua giornata buona.

Ingresso di Universal Orlando con visitatori e negozi.

Sulla costa, Daytona Beach custodisce una storia che in pochi raccontano: prima dell’International Speedway, si correva sulla sabbia compatta della spiaggia. A Daytona ci saremmo poi tornati, anni dopo e per tutt’altro motivo — la Daytona Bike Week — ma quella è un’altra storia, e un altro viaggio.

Poco più a sud il paesaggio si fa di colpo futuro. La Space Coast e il Kennedy Space Center non sono un museo: sono la rampa da cui l’umanità parte ancora verso lo spazio, e vederla dal vivo, in mezzo a un viaggio di spiagge e motel, ha qualcosa di vertiginoso. E per chi preferisce camminare all’indietro nel tempo, St. Augustine, la città più antica degli Stati Uniti, custodisce un fortino spagnolo e un faro che sembrano arrivati da un altro secolo.

Verso Georgia e Tennessee

È qui che il viaggio smette di essere la Florida e diventa qualcos’altro.

Georgia

A un certo punto abbiamo voltato le spalle all’oceano e siamo saliti verso il Sud profondo. La Georgia ci ha accolti con Atlanta: per molti di noi solo il gigantesco scalo da cui si cambia volo per mezza America, e che invece si è rivelata molto di più.

Macchine vending Coca-Cola vintage in esposizione.

Perché ad Atlanta convivono due Americhe opposte. Su Auburn Avenue c’è la casa dove nel 1929 nacque Martin Luther King: l’uomo che sognò ad alta voce e che una pallottola avrebbe fermato nel 1968, proprio in quel Tennessee che stavamo per attraversare. Pochi isolati più in là, il World of Coca-Cola celebra l’altra anima americana: quella che si beve, e quella che ti sorride, perché il sorriso è da sempre la promessa più antica della Coca-Cola. La stessa città che ha dato i natali al sogno dei diritti civili è anche la capitale mondiale del sorriso in bottiglia. Il sogno e la vendita, lo sparo e l’insegna luminosa, a pochi passi l’uno dall’altra.

Tennessee

Vecchio ufficio di Jack Daniel in Lynchburg TennesseePoi Chattanooga di sfuggita, e la linea del Tennessee. Lynchburg, per noi, era tappa imprescindibile: la Jack Daniel’s Distillery era d’obbligo. E lì ti accoglie un paradosso quasi comico. La distilleria di whiskey più famosa del mondo sorge in Moore County, una dry county — una contea “secca” che dal Proibizionismo non vende alcolici. Puoi seguire l’acqua di sorgente, annusare l’acero bruciato, camminare tra le botti, ma un Jack & Coke al bar del paese, quello no: l’unico modo per portarti via una bottiglia è comprarla, come souvenir da collezione, dentro la distilleria stessa.

E poi Nashville, che la sera non dorme: la musica country esce da ogni porta di Broadway, dal vivo, una band dietro l’altra, fino alla Country Music Hall of Fame e a quello Studio B dove tanti hanno inciso prima di diventare leggenda.

Se c’è una parte di questo viaggio da non saltare, è proprio questa deviazione che sulla carta sembrava una follia. Ed è anche il senso del nostro modo di viaggiare: i programmi, per noi, sono soltanto un canovaccio. Poi si va a braccio, e le deviazioni non previste si rivelano quasi sempre più memorabili di quanto avevamo messo in conto. Se qualcosa non riusciamo a vederlo, pazienza: sarà la scusa per il prossimo viaggio.

Prima di partire — come ci siamo organizzati

Prima della strada, però, c’è la trafila. E raccontarla per intero, senza saltare la noia della burocrazia, è il modo più onesto di essere utili a chi parte oggi. Passaporto, ESTA, biglietti, assicurazione e l’auto ritirata a Miami: ci siamo passati, e nel diario trovi com’è andata davvero, modulo dopo modulo. Le tappe della preparazione:

Noi ci siamo passati nel 2009 e, a grandi linee, l’impianto non è cambiato molto: passaporto elettronico in regola, autorizzazione ESTA per il Visa Waiver, biglietti e assicurazione. Ma costi, validità e dettagli cambiano nel tempo, e gira parecchio l’inganno dei siti-fotocopia: il consiglio è verificare sempre sulle fonti ufficiali, e solo su quelle:

Se vuoi rifarlo in camper

Florida in camper?

Come dicevamo, noi questo viaggio lo facemmo in auto. Però una rotta così, fatta di distanze lunghe, parchi, spiagge, paludi, motel a ogni uscita e orizzonti larghi, in camper diventerebbe un’altra cosa. Più lenta, più libera, più fisica. Ci si porta dietro la casa, si decide meglio il ritmo, ci si ferma dove ha senso fermarsi e gli spazi smisurati dell’America diventano parte del viaggio, non solo chilometri da macinare.

USA: sosta libera? No, grazie!

Attenzione però a non tradurre l’America con la testa europea: no, non si dorme semplicemente “dove capita”. Negli Stati Uniti la sosta libera in stile europeo non è la normalità, e in Florida, Georgia e Tennessee conviene ragionare più da campeggiatori organizzati che da improvvisatori. La vera risorsa sono i campground: campeggi privati, State Parks, State Forests, National Forests, aree federali prenotabili e, in alcuni casi, campeggi gestiti attorno a laghi e aree ricreative.

Il riferimento principale per molte aree federali è Recreation.gov, mentre per i parchi statali bisogna usare i portali dei singoli stati. In Florida, Georgia e Tennessee esistono molte soluzioni pubbliche belle, sicure e con tariffe spesso oneste, ma vanno prenotate e controllate caso per caso.

Il cosiddetto dispersed camping, cioè il campeggio fuori dai campeggi attrezzati, esiste soprattutto nelle National Forests e solo dove consentito: non significa entrare in una strada sterrata e dormire dove pare a noi. Bisogna verificare mappe ufficiali, limiti di permanenza, divieti stagionali, accessi consentiti ai veicoli e regole locali. E bisogna farlo con la testa giusta: Leave No Trace, lasciare meno tracce possibile. Usare piazzole già segnate o superfici resistenti, non inventarsi nuovi spiazzi, non allargare tracce esistenti, non lasciare nulla e non trasformare un posto bello in un problema per chi arriverà dopo.

Informazioni utili per sosta e pernottamento

Per orientarsi possono aiutare strumenti come iOverlander — di cui abbiamo parlato anche in un articolo dedicato — soprattutto per trovare segnalazioni recenti, campeggi, aree remote e commenti di altri viaggiatori. Però l’app non deve diventare il vangelo. Può dare un’idea, può far scoprire un punto interessante, può aiutare a capire cosa hanno fatto altri prima di noi; ma la conferma va sempre cercata sulle fonti ufficiali, sui siti dei parchi, sulle mappe del Forest Service e, nelle National Forests, sulle MVUM, le Motor Vehicle Use Maps che indicano dove i veicoli possono davvero circolare.

Le aree di sosta autostradali, invece, non le considereremmo una strategia di viaggio. Possono servire per una pausa, un caffè, un riposo breve, ma non vanno trattate come campeggi. In Florida il campeggio notturno nelle rest areas non è consentito, in Tennessee il divieto di overnight parking è esplicito, e in Georgia la norma distingue il riposo temporaneo dal campeggio vero e proprio. Tradotto: fermarsi per recuperare energie è una cosa; aprire il camper, sistemarsi per la notte e comportarsi come in campeggio è un’altra.

Dove noleggiare un camper?

Sul noleggio, la raccomandazione vale più di mille classifiche: non dare per scontato nulla. Prima di firmare, bisogna guardare bene il chilometraggio, perché un anello del genere macina miglia e il mileage illimitato può cambiare parecchio il conto finale. Vanno controllati cosa copre davvero l’assicurazione, quanta franchigia resta a carico del cliente, l’importo del deposito, i tempi di restituzione, le penali in caso di riconsegna in una città diversa, l’età minima del conducente e l’eventuale consegna del mezzo direttamente al campeggio. Sono le cose noiose, sì. Ma sono anche quelle che fanno la differenza tra una vacanza e una grana.

Dove cercare? Ci sono grandi catene internazionali, comode se si parte da aeroporti o grandi città ma spesso più standardizzate; operatori locali indipendenti; e marketplace peer-to-peer, dove si noleggia da privati e si può scegliere un mezzo più vicino al proprio modo di viaggiare. Alcuni nomi da valutare, non testati da noi in questo viaggio, sono Cruise America, El Monte RV, Road Bear RV, RVshare (quest’ultimo promette veicoli di proprietari che lo mettono a disposizione) e Outdoorsy. Come sempre: leggere condizioni, assicurazione e recensioni prima di innamorarsi delle foto.

La pazza idea: l’acquisto!

E poi, lo confessiamo, resta il sogno un po’ malsano: comprare un mezzo usato, anche datato e spartano, e rivenderlo a fine giro. Si può immaginare, ma non lo venderemmo come scorciatoia. Per un turista straniero il problema non è solo pagare il mezzo: bisogna intestarlo, registrarlo, assicurarlo, avere documenti accettati, spesso un indirizzo valido e rispettare regole diverse da Stato a Stato. È una di quelle idee che sembrano geniali davanti a Google Maps e diventano meno romantiche davanti a un ufficio della motorizzazione americana. La teniamo lì, come avventura dentro l’avventura, per il giorno in cui avremo davvero tempo, pazienza e fegato di provarci.

Il nostro diario del tour Florida on the Road 2009

Tutto quello che hai letto fin qui è la mappa. Il viaggio vero, quello dei motel improbabili, delle strade nella notte, degli incontri e di qualche disastro, è scritto altrove: nel diario del 2009, una pagina per ogni giornata, nell’ordine esatto in cui le cose sono successe. Si parte da Roma e a Roma si torna. Buona strada.

Passaporto con logo Carruca Dormitoria, simbolo di sicurezza e affidabilità.

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