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Condizionatore o raffrescatore evaporativo in camper: quale scegliere

Le estati non stanno diventando più fresche, e in camper il caldo lo senti tutto: ecco perché la domanda «raffrescatore o condizionatore» torna ogni anno più pressante. Ce la siamo sentita fare persino nel parcheggio del Salone del Camper — uno che giurava sul Viesa, un altro che non mollava il Dometic. Segno che la questione è viva e che un vangelo non c’è. E allora la affrontiamo sul serio: ce lo chiedete davvero, e merita una risposta con i numeri sul tavolo, non due chiacchiere da bar.

Partiamo da una frase che sentiamo troppo spesso: «con il raffrescatore risparmio, tanto l’aria fresca è aria fresca». È una mezza verità, e le mezze verità in camper costano care: ci arrivi a Ferragosto, cabina rovente, e scopri che il coso che hai comprato non fa quello che pensavi.

E c’è pure un equivoco nel nome. Sul mercato lo trovi come «condizionatore evaporativo» — lo cercano così tutti, lo chiamano così persino i clienti affezionati e le riviste. Ma non è un condizionatore: è un raffrescatore. E la differenza è esattamente ciò che decide se hai speso bene i tuoi soldi.

Due macchine, due fisiche diverse

Per il quadro completo su come difendersi dal caldo in camper d’estate, il posto giusto è questo approfondimento a parte; qui restiamo sulla fisica delle due macchine.

Il raffrescatore evaporativo non raffredda l’aria: la fa passare attraverso un filtro bagnato, l’acqua evapora e nell’evaporazione sottrae calore. Risultato: aria più fresca e più umida. Prendiamo il riferimento del settore, il Viesa Holiday X (marchio dell’italiana Italcolven, Montemurlo–Prato): unità da tetto a 12 volt, attaccata alla batteria servizi, che tiene circa un litro d’acqua in un serbatoio interno — rabboccato in automatico dal serbatoio del camper man mano che evapora — e la fa evaporare passando l’aria dall’esterno all’interno. Semplice, leggero, consuma pochissimo.

Il condizionatore a compressore, invece, raffredda davvero: sposta calore dall’interno all’esterno con un ciclo frigorifero, e come effetto collaterale deumidifica. Costa di più, pesa di più, consuma molto di più. Ma abbassa la temperatura reale, non la percezione.

Detto al bar: uno ti dà l’illusione del fresco, l’altro ti dà il fresco. La differenza non è filosofica, è termometrica.

Il tallone d’Achille del raffrescatore: l’umidità (e l’aria che deve girare)

Il raffrescatore rende bene in un contesto preciso: aria secca. Deserto, alta montagna, zone continentali. Ma il camperista italiano d’estate sta dove? Riviera adriatica, Tirreno, pinete costiere, Croazia, laguna. I posti più umidi che esistono. E qui casca l’asino: più l’aria è già umida, meno acqua riesce a evaporare, meno raffresca. Nei casi peggiori aggiungi umidità a un ambiente già saturo e ottieni l’afa appiccicosa — quella dove sudi ma non ti asciughi mai.

E c’è la parte che di solito nessuno ti dice — solo che qui a dirla è il costruttore stesso. Il raffrescatore aspira aria dall’esterno e la spinge dentro: per funzionare serve ricambio d’aria. Non lo diciamo noi: lo scrive Viesa nel depliant ufficiale — «assicurati di lasciare sempre una piccola apertura per il ricircolo dell’aria». In sosta libera quell’apertura è l’oblò, non le finestre: le finestre laterali le tieni chiuse, per i regolamenti (un mezzo spalancato «fa campeggio», e spesso non si può) e per sicurezza. L’oblò invece lo socchiudi, ed è quanto basta. Il condizionatore a compressore, al contrario, lavora a tutto chiuso — ed è il suo asso nella notte afosa e sigillata.

I consumi: qui il raffrescatore vince, e non di poco

Onestà: sul consumo elettrico non c’è partita, e a favore del raffrescatore. E possiamo mettere il numero, perché lo dichiarano loro: circa 1,29 Ah di media. Le briciole di un ventilatore. Ci giri in sosta libera, a batteria, per ore, anche in movimento.

Il condizionatore è un altro pianeta. Che sia 12V come il Plein-Aircon o a 230V da tetto come un Dometic Freshjet, parliamo di assorbimenti che la batteria di servizio sente eccome. Senza un impianto serio — litio abbondante, pannelli, spesso la colonnina — il compressore lo tieni acceso poco. Quanto litio e cablaggio hai a bordo decide cosa puoi permetterti di accendere.

Peso, acqua, manutenzione

Sul peso il vecchio pregiudizio va corretto. Il raffrescatore di riferimento è un’unità da tetto, ma pesa pochissimo: 11,3 kg, il 40% in meno del modello precedente, scocca in polipropilene espanso riciclabile, gas-free. Sul tetto, contro un condizionatore che pesa il triplo e ti alza il baricentro, qui vince il raffrescatore.

L’acqua è il suo costo nascosto: pesca dal serbatoio di bordo, e in sosta libera lunga l’acqua è una risorsa finita. La manutenzione oggi è più semplice — filtro che non si butta più ogni due anni, ma un lavaggio e un antibatterico una volta l’anno — a un patto: se lasci il camper fermo giorni con l’acqua dentro, quella ristagna e diventa muffa. Va asciugato con la funzione di essiccazione.

Ok, ma a ME serve? La mappa onesta

Alla fine la scelta la decide più di tutto una cosa: la tua autonomia elettrica e come viaggi.

Viesa Holiday X (raffrescatore evaporativo) — tutta la vita, se fai parecchia sosta libera, resti giorni senza colonnina, sei molto itinerante e non hai un impianto di batterie esagerato. Con 1,29 Ah lo accendi sempre, ovunque, anche in movimento. Un compressore, senza impianto, non lo accendi proprio. Rende al meglio con aria secca e l’oblò aperto, ma nel suo mondo è la risposta giusta, non un ripiego.

Indel B (compressore 12V, come il Plein-Aircon), se fai tanta libera e stai lontano dalle colonnine, ma hai un buon impianto elettrico con batterie parecchio capaci. Qui ti puoi permettere il freddo vero anche off-grid.

Dometic FreshJet FJZ7 (compressore 230V da tetto), se preferisci aree attrezzate e campeggi e non hai difficoltà a stare connesso alla colonnina. Con la corrente il consumo smette di essere un tema e hai il massimo comfort, notte afosa compresa.

La nostra opinione

Il raffrescatore l’abbiamo provato, sui camper degli amici. Funziona — soprattutto quando senti il flusso d’aria addosso: lì il sollievo lo avverti davvero. Non siamo stati male, un aiuto concreto ce lo ha dato. Non ci ha cambiato la vita, ma fa il suo.

Se proprio ci chiedi da che parte stiamo noi: ci piace il freddo, quello vero e costante, e quando possiamo scegliere puntiamo sul compressore. Ma «quando possiamo» è la parola chiave — la macchina giusta non è quella migliore in assoluto, è quella che il tuo camper riesce ad alimentare per come viaggi. E questo lo diciamo dopo averlo provato, non per sentito dire.

Tu che estati fai? Raccontacelo su Instagram @carrucadormitoria: siamo curiosi di sapere chi ha scelto cosa, e com’è andata sul campo.

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