Di Beauer, a Parma, ne abbiamo viste due: la piccola X4 e la nuova X6, con due camere, un soggiorno, una terrazza e la gente che ci entrava come in una casa vacanze.
Il principio è telescopico: in strada i moduli stanno uno dentro l’altro, in piazzola un pulsante sul retro li spinge fuori e in un minuto la caravan si allarga. I mobili sono disegnati per incastrarsi quando è chiusa e tornare al loro posto da soli quando si apre; non c’è niente da rimontare. Il minuto, però, è quello del meccanismo: arrivare, mettere in bolla, controllare che ai lati ci sia spazio e che nessuno abbia parcheggiato la bici dove esce il modulo, resta il tempo di sempre.
Le due che abbiamo visto
La X4 è quella storica, vincitrice del concorso Lépine di Parigi, il premio degli inventori, quello del pelapatate. Chiusa è lunga 3,85 metri e larga poco meno di due; aperta arriva a 4,6 metri di larghezza, con un matrimoniale comodo e una panca che diventa il secondo letto. Quattro posti letto, 1.200 chili pronta per partire e 150 di carico, a partire da 39.990 euro. Beauer scrive che, chiusa, “dà l’impressione di non trainare nulla”: l’impressione è quella, i 1.200 chili restano, e la macchina se ne accorge in salita.
La X6 è nuova ed è un altro oggetto: in strada una caravan normale, 7,2 metri per 2,15 di larghezza, in piazzola 3,6 metri, due camere separate e la parete del soggiorno che si apre a terrazza. È quella che ha fermato noi, perché aperta ha davvero l’aria di una casa. Sei posti letto, 1.700 chili pronta e 100 chili di carico, con un serbatoio da 55 litri per sei persone, a partire da 74.990 euro. In roulotte le persone viaggiano in auto, e con 100 chili ci viaggerà anche buona parte dei bagagli.
L’avevano già fatta, in azzurro
Perché la caravan che si allarga in piazzola non è una novità: è un’idea che in Italia ha cinquant’anni. Le Laverda Serie Blu dei primi anni Settanta, costruite a Trento nell’ex stabilimento aeronautico Caproni, erano azzurre in un mondo di roulotte bianche, squadrate, con un finestrone anteriore bombato esagerato, messo lì per l’aerodinamica, e con la parete posteriore che si abbatteva e raddoppiava la superficie interna senza toccare gli ingombri in strada. Pareti in poliuretano iniettato, quando gli altri usavano il compensato. Erano troppo avanti, e nel 1983 la Laverda delle roulotte chiuse. Se ne vedono ancora nei campeggi, con il loro azzurro, e chi ne ha una non la vende. Beauer ci ha messo i cilindri elettrici e il brevetto; l’idea che una roulotte possa essere piccola in strada e grande da ferma l’aveva già avuta qualcuno a Trento.
Chiusa non traina nulla, dice Beauer; aperta sembra una casa. In mezzo ci sono la strada, i chili, un pulsante e la domanda che faremmo prima di firmare: cosa succede, e cosa costa, quando dopo qualche anno una guida si sporca o un attuatore si ferma a metà corsa in un campeggio in Portogallo.
La X6 l’abbiamo rivista a fiera finita, chiusa: una roulotte come tante, e nessuno avrebbe detto che poche ore prima ci si entrava come in una casa. Di cosa si parlava nel resto della fiera, i soldi promessi ai Comuni per le piazzole, la moda dei camper stretti e le bici che vanno più dei camper, lo trovate nel bilancio del Salone del Camper 2026.
















