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Gruppo di camperisti in cerchio nel parcheggio del Salone del Camper 2026 a Parma, ripreso dall’alto con i camper dietro. Testo: Anche di giorno esistono gli altri.
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Convivenza in camper: anche di giorno esistono gli altri

A mezzanotte, nel parcheggio del Salone del Camper di Parma, il camper accanto al nostro ha acceso il generatore. Siamo andati a chiedere, noi e gli equipaggi intorno. La signora si è giustificata: doveva ricaricare il telefono della figlia. L’ha spento. Poco dopo l’ha riacceso; siamo tornati, e stavolta il compagno, dal finestrino, faceva finta di asciugarsi i capelli con il phon. Il giorno dopo le figlie sono rimaste a bordo con il condizionatore acceso, e il generatore con loro, per ore; all’ora di pranzo i vicini sono andati a dirglielo di nuovo, perché al rumore si era aggiunto l’odore.

Raccontato così è un episodio piccolo. Da dentro un camper in cui si vorrebbe dormire, o pranzare con la finestra aperta, è la domanda che accompagna ogni sosta: quanto siamo disposti a considerare chi ci sta accanto?

Il telefono della figlia

Un generatore fa rumore per mestiere. Il nostro mestiere è decidere dove e quando: a mezzanotte, in mezzo a trenta camper, per un telefono, la risposta la sanno tutti, compresa la signora, altrimenti non si sarebbe giustificata. Quando un vicino viene a dirci che disturbiamo ci sta dando un’informazione, non un ordine; riaccendere dopo, e mimare il phon, è la scelta di chi ha capito benissimo e ha deciso che gli altri non contano. Il comfort a bordo ha un costo, e quel costo può finire fuori dalla carrozzeria: se per stare bene dobbiamo costringere cinque vicini a chiudersi dentro, qualcosa nella nostra organizzazione va cambiato. Fra i vicini, quella notte, c’era chi voleva spiegargli che con quello che costa un generatore, montarlo e riempirlo di benzina, nel 2026 si comprano un pannello solare e una batteria al litio e avanzano i soldi per il telefono; e c’era chi voleva prestargli una Bluetti. Il phon ha chiuso la discussione.

Anche di giorno esistono gli altri

Il riposo non comincia per tutti alla stessa ora. C’è chi rientra stanco dai padiglioni, chi legge, chi pranza, chi vorrebbe tenere aperta una finestra senza ascoltare un motore e respirarne lo scarico per tutto il pomeriggio. Vale nel parcheggio di una fiera come in campeggio o in un’area di sosta: la scritta “parcheggio” non è un lasciapassare, e l’idea che fuori dal campeggio ciascuno possa pensare solo a sé svuota di senso la libertà che diciamo di cercare.

Lo scarico che lasciamo al prossimo

Nella stessa visita abbiamo trovato l’area di scarico sporca, con deiezioni e residui lasciati in giro e, su una grata, un mucchio di carta. È un altro episodio e un’altra responsabilità, ma per chi arriva dopo la conseguenza è la stessa: fare i conti con quello che altri hanno lasciato. Se qualcosa cade fuori, non diventa meno nostro appena rimettiamo il tappo alla cassetta. E se l’impianto è intasato, aggiungerci sopra non lo rimette in servizio: si rinuncia, si scarica dopo, e chi viene dopo di noi trova un servizio e non un lavoro da fare. E il mucchio sulla grata ha un’altra causa che comincia prima, al supermercato: la carta igienica che si scioglie in fretta è parte del vivere en plein air, e quella resistente di casa, portata a bordo perché tanto ce l’avevamo, non è un’opzione. Finisce lì, sulla grata, ad aspettare il prossimo.

In camper si disturba anche senza volerlo: una voce alta, una luce orientata male, una porta sbattuta. La differenza sta in quello che succede quando qualcuno ce lo dice. Abbassare, spostare, cambiare un’abitudine costa poco, e ci piace parlare di indipendenza: una parte dell’indipendenza è saper gestire i propri bisogni senza farne un obbligo per chi ci sta vicino.

L’altra faccia della medaglia

Stesso parcheggio, stessa notte, cinquanta metri di distanza. Da una parte il generatore e il phon; dall’altra gli equipaggi con cui abbiamo passato la sera a parlare di viaggi e di mezzi, itinerari, guai, soluzioni, modi diversi di vivere il camper. Sono le conversazioni che nei padiglioni non trovi, e sono la ragione per cui in camper ci si va: le amicizie fra camperisti cominciano così, fra due mezzi parcheggiati vicini, e valgono più di qualsiasi novità 2027. È la stessa medaglia del generatore, girata. Il vicino è la persona con cui parli fino a tardi o quella da cui speri di allontanarti presto, e da che parte gira lo decide quello che fai quando qualcuno viene a dirti che stai disturbando.

Di cosa abbiamo trovato dentro i padiglioni, i soldi promessi ai Comuni per le piazzole, la moda dei camper stretti, una caravan che si allarga in piazzola e le bici che vanno più dei camper, parliamo nel bilancio del Salone del Camper 2026. Dal parcheggio ci portiamo dietro il phon.

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